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La Cantatrice Calva PDF Stampa E-mail

La Cantatrice Calva

di Eugene Ionesco (Bucarest 1909 – Parigi 1994).

Che mondo è quello che Ionesco ci presenta ne “La cantatrice calva”, suo testo di Esordio?

 

E’ il mondo da pochi anni uscito dal secondo conflitto mondiale, in preda ad una profonda crisi di valori e ad uno smarrimento senza precedenti. Tale crisi è fotografata da Ionesco soprattutto nel linguaggio. La parola, assurda, si va svuotando via via di contenuto e tutto finisce in una lite di cui è impossibile conoscere i motivi, dove i personaggi – anch’essi in preda ad un processo di decomposizione – si lanciano in faccia non battute, neppure brandelli di proposizioni, né parole, ma sillabe, consonanti, vocali.

 

Come ci spiega lo stesso Ionesco, “gli Smith e Martin – al centro della commedia – non sanno più parlare perché non sanno più pensare; non sanno più pensare perché non sanno più commuoversi, non hanno più passioni, non sanno più esistere; possono “divenire” chiunque, qualunque cosa, giacchè non esistendo, sono gli altri il mondo dell’impersonale… e sono intercambiabili”. Sessant’anni dopo, il mondo descritto da Ionesco è lo stesso nostro mondo, nel quale il processo decompositivo non si è affatto esaurito, anzi, ha proseguito imperterrito la sua opera demolitrice.

 

Da qui la scelta di calare la vicenda in un’atmosfera ancor più tetra e funerea. Il salotto borghese degli Smith è diventato così una sorta di camera ardente, dove i protagonisti assorti nel loro vaniloquio non si accorgono della vita che li sta abbandonando, né si avvedono che il rito che stancamente e meccanicamente stanno celebrando non è altro che la loro stessa veglia funebre.

 

 

 

Note tecniche


 

colonna sonora originale: Dagma Production www.dagmaproduction.com

 
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